Osservazioni al Documento Preliminare al P.T.C.


INTRODUZIONE

In riferimento al Documento Preliminare al Piano Territoriale della Comunità Alto Garda e Ledro il MoVimento 5 Stelle dell’Alto Garda e Ledro 5 Stelle propone le seguenti osservazioni che nei primi 20 punti si focalizzano su caratteri generali dell’impostazione e redazione dello stesso documento, mentre i restanti punti riguardano interventi specifici.


OSSERVAZIONI GENERALI

1) In primo luogo si avanza una importante osservazione dal punto di vista procedurale relativamente alla mancata partecipazione dei portatori di interesse nell’ambito del cosiddetto “Tavolo di confronto e consultazione”. La LP 1/2008 all’art. 3 prevede espressamente che il metodo della partecipazione sia realizzato mediante ”il coinvolgimento degli altri enti pubblici, delle associazioni che rappresentano rilevanti interessi di categoria e interessi diffusi nonché dei gestori di servizi pubblici e di interesse pubblico nella definizione degli obbiettivi e delle scelte strategiche nell’ambito degli accordi-quadro di programma”. Nonostante le varie delibere (101/2013, 43/2014, 109/2014) nelle quali la Comunità Alto Garda e Ledro individuava i partecipanti al Tavolo e si impegnava al loro coinvolgimento, nella realtà dei fatti la “consultazione“ è stata riservata solo a pochissimi attori e le scelte programmatiche sono state effettuate all’interno di un ristrettissimo comitato di persone. In particolare, a partire da gennaio 2014 in poi, dei 120 portatori di interesse non istituzionali individuati dalla delibera 43/2014 sono stati invitati ed ascoltati solo 6 gruppi o associazioni come dimostrato dall’elenco degli incontri riportato a pag. 108-110 della relazione. Per giustificare questa procedura arbitraria non è stata portata alcuna motivazione e soprattutto non sono state fornite le motivazioni ed i criteri di scelta dei soggetti da invitare al Tavolo. Tale procedura è del tutto anomala perché non è prevista dalle delibere istitutive del Tavolo, è gravemente discriminatoria rispetto ai portatori di interesse non coinvolti ed è pure illegittima sia perché priva di motivazione sia perché i soggetti discriminati non hanno ricevuto alcuna comunicazione del procedimento a cui erano interessati. La Comunità, solo sugli organi di stampa, ha più volte provato a portare come giustificazione il fatto che la procedura di consultazione non è prevista per Legge e che quindi si tratta di qualcosa in più. Forse lo sforzo è stato lodevole ma sicuramente l’applicazione è stata pessima in quanto la Comunità non ha ottemperato a ben tre proprie delibere che sono pur sempre atti assunti volontariamente, pienamente validi ed impegnativi anche se non previsti dalla Legge urbanistica.

Proposta di modifica: Pertanto visti i grossolani vizi formali e sostanziali si richiede la sospensione del procedimento fin tanto che non vengano convocati tutti i portatori di interesse finora esclusi dal Tavolo ripristinando così le condizioni di pari trattamento come stabilito nelle varie delibere.


2) Sempre con riguardo alla modalità di “partecipazione” portata avanti finora, si rileva che oltre a non convocare i portatori di interesse non è stata data alcuna risposta formale alle osservazioni sulla bozza di documento presentate entro la scadenza prefissata del 16/01/2014. Come per il punto precedente non è stata data alcuna spiegazione o motivazione della procedura adottata, non è stata data comunicazione sull’esito delle osservazioni (accolte o bocciate) omettendo la relativa motivazione che risulta essere obbligatoria in tutte le procedure amministrative soprattutto nei casi di diniego.

Proposta di modifica: Conseguentemente onde evitare la possibile impugnazione del procedimento amministrativo per illegittimità prima di procedere ulteriormente si richiede che venga fornita la risposta scritta e motivata a tutte le osservazioni presentate a partire dall’inizio del procedimento.


3) Un altro aspetto importante per quanto riguarda la partecipazione è la necessità di un avvallo esplicito da parte dei cittadini da attuare attraverso un referendum confermativo. Sebbene tale richiesta non sia prevista dalla Legge si può tranquillamente obbiettare che nemmeno il percorso propedeutico al “Tavolo di confronto e consultazione” era previsto dalla Legge in quanto è stato introdotto con delibere della Comunità. Pertanto se la procedura è stata (teoricamente) arricchita con il percorso partecipativo allora esiste anche lo spazio per inserire un atto confermativo popolare per concludere degnamente l’iter del PTC.

Proposta di modifica: Si richiede di inserire nel Documento Preliminare la previsione di un referendum confermativo popolare da effettuarsi anteriormente alla prima adozione del PTC.


4) Ulteriore osservazione in ambito procedurale/amministrativo è il mancato rispetto del Codice Amministrativo Digitale che prevede espressamente l’obbligo per le Amministrazioni Pubbliche di fornire la documentazione in formato digitale di tipo aperto. Addirittura i file riguardanti il Documento Preliminare pubblicati in primo momento tramite il portale ISSUU non erano ne scaricabili ne stampabili. Ancora oggi i file disponibili sono solo in formato PDF e realizzati con una impaginazione che rende molto difficoltosa qualsiasi operazione di stampa e con una risoluzione molto bassa che impedisce qualsiasi serio approfondimento.

Proposta di modifica: Pertanto si richiede di pubblicare su sito della Comunità tutta la documentazione in formato aperto e liberamente utilizzabile dagli utenti e si richiede parimenti una proroga del tempo concesso per la presentazione delle osservazioni al fine di approfondire l’esame della documentazione.


5) Ancora con riguardo al metodo utilizzato si esprime contrarietà alla decisione di anticipare alcune “decisioni puntuali e specifiche” per alcune scelte e aree particolari. Non sembra che questo “salto in avanti” sia opportuno ne efficace sopratutto perché pone già ora una serie di ipoteche sul futuro PTC. Così facendo si è di fatto espropriata e scavalcata la composizione del futuro PTC e demandata ogni decisione ad un comitato ristretto che non aveva alcun mandato pubblico per assumere tale ruolo. Non giova affatto la foglia di fico del cosiddetto “Tavolo di confronto e consultazione” perché il confronto non c’è stato e comunque le scelte sono state fatte da poche persone come evidenziato al punto 1, con la conseguenza che il Documento Preliminare appare già di fatto “blindato” nelle sue decisioni sostanziali. Si ritiene necessario ritornare a quanto previsto dalla Legge per l’approvazione del accordo-quadro di programma ovvero alla stesura di un documento molto più snello che fissi unicamente i principi ed i criteri da adottare per la stesura del PTC. A titolo di esempio il procedimento fin qui attuato risulta contraddittorio la dove nella planimetria della “viabilità di progetto” (pag. 128 Rel) tutte le nuove strade sono indicate con un preciso tracciato mentre la variante est di S. Giorgio è indicata come “corridoio viabilistico”. Se tale previsione “generica” è stata inserita nel Documento Preliminare, non si capisce perché allora anche tutte le altre nuove strade non possano essere indicate con altrettante previsioni generiche. Analogamente, le stesse considerazioni si possono applicare a tutte le altre infrastrutture previste nel Documento Preliminare.

Proposta di modifica: Si richiede pertanto lo stralcio di tutte le planimetrie di dettaglio che individuano aree delimitate o tracciati di opere lineari, sostituendo la previsione specifica con schemi ed indicazioni di massima.


6) Come ulteriore conseguenza della precedente obiezione, si segnala il rischio elevato che con l’individuazione “puntuale e specifica” di aree con destinazione urbanistica, il Documento Preliminare si venga a sostituire formalmente e giuridicamente al PTC facendo così scattare immediatamente il vincolo urbanistico e quindi determini l’inizio dei relativi tempi di attuazione massima (10 anni). In caso contrario la situazione è ancora peggiore perché il Documento Preliminare individua aree precise che non godono di alcun regime di salvaguardia con tutte le evidenti conseguenze negative tra cui la possibilità reale di attuare vaste manovre speculative. Considerando poi che dopo l’adozione del Documento Preliminare dovrà essere redatto ed adottato il vero Piano Territoriale della Comunità e poi successivamente redatti ed adottati i PRG comunali e quindi infine avviata la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva delle opere, si dubita fortemente che i tempi saranno rispettati. La conseguenza sarà che gli Enti pubblici avranno due possibilità: A) espropriare/acquistare obbligatoriamente tali aree (anche senza avere pronti i progetti delle relative opere pubbliche) oppure reiterare il vincolo pagando gli interessi. B) gli Enti Pubblici dovranno attivare piani attuativi concedendo enormi volumi edificatori in perequazione e/o compensazione. Tale ultima ipotesi è comunque quella prevedibile vista la cronica mancanza di fondi delle Amministrazioni Pubbliche e l’attuale situazione economica. Il risultato sarà comunque l’attivazione di enormi speculazioni edilizie giustificate solo con la scusa di fantomatiche esigenze pubbliche. E’ necessario quindi evitare l’avvio dei termini per i vincoli edificatori e/o l’avvio di “opere pubbliche“ senza il supporto di adeguate motivazioni e senza il consenso esplicito dei cittadini.

Proposta di modifica: Si richiede pertanto di stralciare dalle cartografie del Documento Preliminare l’individuazione delle opere e delle infrastrutture sostituendole con schemi ed indicazioni di massima e di prevedere comunque l’obbligo di effettuare referendum confermativi.


7) Un’ulteriore osservazione generale riguarda la mancata valutazione del patrimonio edilizio esistente e del fenomeno dell’edificazione inutile che comporta ancora oggi un notevole spreco di territorio. In tale ambito manca completamente una seria analisi ed un’attenta verifica e confronto tra le richieste di nuove volumetrie, il patrimonio edilizio esistente e l’effetto delle nuove previsioni sul territorio e sul paesaggio. Mancano del tutto i criteri di programmazione e coordinamento tra i Comuni che pure il documento dovrebbe stabilire al fine di uniformare la stesura di tutti i PRG subordinati. Mancano ad esempio i criteri per le compensazioni e perequazioni edilizie da realizzarsi in cambio dell’acquisizione di aree o beni ad uso pubblico. Per questi ultimi mancano i criteri ed i metodi per valutare se un’opera pubblica è basata su una reale esigenza e se è condivisa dalla popolazione. Il Documento Preliminare nel presentare “gli atteggiamenti del nuovo modello” (pag. 48 Rel.) definisce come chiavi di lettura ed obbiettivi “il paesaggio, il blocco dell’espansione edilizia […] e la gestione delle risorse territoriali”. Ebbene se si vogliono concretizzare davvero tali annunci, allora, a salvaguardia di tutte le aree non edificate, si ritiene importante – in linea di principio – non consentire la realizzazione di nuovi edifici qualora esistano sul territorio volumi con la stessa tipologia già edificati ed inutilizzati. Questa azione darebbe reale e pratica attuazione al principio di sostenibilità cioè il modo di orientare l’utilizzo del territorio verso “lo sviluppo sostenibile, contenendo i processi di consumo del suolo e delle risorse primarie” (pag. 48 Rel). Si ritiene quindi indispensabile stabilire una norma omogenea per tutti i Comuni che fissi l’obbligo di effettuare un’indagine che accerti e quantifichi la reale situazione del patrimonio edilizio esistente con particolare attenzione ai volumi inutilizzati con destinazione residenziale, turistica, commerciale, produttiva artigianale-industriale e sportiva. Solo a seguito di tale operazione sarà possibile determinare il reale fabbisogno edilizio e quindi prevedere correttamente i criteri per il calcolo degli indici edilizi e per determinare quindi i nuovi volumi se necessari e le loro eventuali localizzazioni.

Proposta di modifica: Si richiede di inserire nel Documento Preliminare un’apposita norma che stabilisca l’obbligo di effettuare una verifica preliminare del patrimonio edilizio esistente ed inutilizzato avente destinazione residenziale, turistica, commerciale, produttiva artigianale-industriale e sportiva. Solo in seguito all’analisi dei dati rilevati, si potranno stabilire adeguati parametri ed indici edilizi da inserire nel PTC e nei PRG subordinati.


8) In riferimento al concetto di territorio “sprecato” (pag. 48 Rel), si sottolinea che la volontà di recuperare urbanisticamente lotti interclusi e/o “abbandonati” può essere condivisa solo in linea teorica. Nella pratica ciò non vuol dire che tutte queste aree debbano diventare automaticamente edificabili. In ogni caso tale concetto non può diventare una scusa per produrre nuove ed ingiustificate aggressioni al territorio soprattutto a danno di aree agricole considerate “marginali” solo perché hanno resistito finora al raptus edificatorio. Queste aree quindi conservano tuttora il loro valore ecologico ed ambientale e pertanto non sono niente affatto “sprecate”. Se per esempio nel tessuto urbano è rimasta un’area agricola o non edificata non è detto che questa debba essere per forza urbanizzata. Al contrario essa potrà rimanere tal quale o essere destinata a verde pubblico o verde privato. A titolo di esempio per “giustificare” la realizzazione dell’area sportiva in via S. Andrea (P.M. C3 ) si attribuisce alle aree agricole esistenti il disvalore di “ritagli urbani” “o ritagli di terreno agricolo non più utilizzati” (pag. 99 Rel) benché in realtà i fondi risultino regolarmente coltivati e produttivi e alcune superfici siano addirittura classificate come aree agricole di pregio. Si ritiene che il concetto di territorio “sprecato” che non possa essere lasciato nel vago ma anzi debba essere esplicitato chiarendo i criteri di intervento e sopratutto le basi di partenza ovvero le condizioni necessarie per consentire il cambio di destinazione d’uso. Ad esempio con il calcolo del reale fabbisogno di volumetrie e/o attrezzature come evidenziato al punto precedente oppure mediante la verifica della densità di “aree verdi” nelle zone limitrofe.

Proposta di modifica: Si richiede di inserire nel Documento Preliminare una norma omogenea e chiara che stabilisca i criteri con i quali effettuare le scelte di intervento ed imponga l’obbligo di effettuare una verifica preliminare sia del patrimonio edilizio esistente inutilizzato sia della densità di “aree verdi” nelle zone limitrofe.


9) Come indicato in precedenza al punto 5, si rileva che il Documento Preliminare ha perso gran parte della sua peculiarità di documento base per l’accordo quadro e si è invece focalizzato sulle planimetrie e sui “progetti mirati” arrivando ad un livello di dettaglio del tutto improprio in quanto il Documento Preliminare non è uno strumento urbanistico previsto dalla normativa provinciale. Al contrario invece si rileva l’assoluta assenza e/o insufficienza della parte normativa che dovrebbe stabilire i principi ed i criteri corretti ed omogenei per la stesura del successivo PTC. Non si comprende affatto la logica di arrivare ad un livello molto dettagliato nelle cartografie senza – conseguentemente – fare altrettanto per la parte normativa che, al contrario, dovrebbe essere preponderante.

Proposta di modifica: Si richiede pertanto la sospensione della procedura per il tempo necessario all’integrazione del Documento Preliminare con l’inserimento dei numerosi temi che sono stati tralasciati e che necessitano invece di un serio approfondimento per la definizione dei criteri, dei metodi di calcolo delle esigenze e per il dimensionamento degli interventi. I temi da inserire sono riportati ai punti seguenti dal n° 10 al n° 19.


10) Il Documento Preliminare ha tralasciato di chiarire le impostazioni ed i criteri da utilizzare per la definizione di scelte molto importanti. Tali scelte avendo un carattere del tutto generale devono necessariamente trovare adeguata definizione nel Documento Preliminare e poi nel PTC allo scopo di omogeneizzare e razionalizzare le previsioni che saranno inserite nei vari PRG. Uno degli aspetti più importanti e del tutto assenti è la programmazione urbanistica degli edifici e del patrimonio edilizio appartenente alle Amministrazioni Pubbliche ed alle loro partecipate (scuole, palestre, campi sportivi, piscine, porti, spiagge, sedi di uffici, sedi per associazioni, altri edifici comunali, caserme, poli fieristici, campeggi, alberghi ecc. ). Di tutto questo non è stata fatta alcuna valutazione probabilmente per non dover entrare in merito di scelte in ambiti considerati “spinosi” come quelle sugli spazi culturali, sportivi e natatori. Il PTC e ancor prima il Documento Preliminare hanno il preciso scopo primario di stabilire criteri ed effettuare scelte, altrimenti non possono essere considerati strumenti di programmazione ma solo di strumenti di distrazione ed auto-celebrazione. La mancanza di scelte in ambito di patrimonio pubblico dimostra l’assoluto fallimento del PTC in questo campo con conseguenze traumatiche derivanti dalla grave dispersione di risorse pubbliche a causa delle “guerre“ tra Comuni o addirittura a causa della realizzazione di inutili doppioni. A confermare tutto ciò è la previsione nel progetto mirato “accesso da nord” (nell’area oggi occupata dalla Cartiera del Garda) di “spazi per aree culturali, istituzionali,“ (pag. 10 P.M. B2). Si ritiene del tutto assurdo prevedere nuovi spazi di tale tipologia quando già oggi tali spazi sono sovrabbondanti e quelli in fase di realizzazione/progettazione sono già dei doppioni costosissimi.

Proposta di modifica: Si richiede di sospendere la procedura e di integrare il Documento Preliminare con l’inserimento dei criteri necessari alla programmazione e dislocazione razionale delle opere pubbliche.


11) Nel Documento Preliminare la questione energetica è stata limitata unicamente al livello di enunciazione di principi del tutto generici e rimandata ad “uno studio scala comunità, a supporto della pianificazione, al fine di analizzare il potenziale energetico derivante da fonti rinnovabili presenti nel territorio .. “(pag. 64 Rel). Come detto in precedenza, visto il livello molto accurato raggiunto nelle cartografie non si capisce perché non si sia affrontato con la medesima profondità anche il tema energetico superando cioè, le mere enunciazioni di principio che lasciano il tempo che trovano. In particolare il tema dell’efficienza energetica degli edifici è totalmente trascurato e ridicolizzato perché finalizzato unicamente alla “redazione di una cartografia tematica che individui le aree caratterizzate dalle migliori condizioni per l’installazione di impianti che sfruttino l’energia rinnovabile” (pag. 64 Rel). Al contrario l’efficienza energetica applicata in maniera generalizzata deve diventare la chiave di volta del settore poiché essa è in grado da sola di produrre molta più energia (sotto forma di riduzione di consumi) di tutte le cosiddette energie rinnovabili disponibili teoricamente sul territorio (solare, fotovoltaico, eolico, biomassa, geotermica ed idroelettrica). Nel Documento Preliminare tutte queste fonti (marginali dal punto di vista quantitativo) sono state elencate ben prima dell’efficienza energetica che invece è stata relegata a ruolo di cenerentola. Il Documento Preliminare se vuole mantenere le promesse di rispetto del territorio e di attenzione ai consumi energetici, deve individuare come prioritario l’obbiettivo di realizzare tutte le nuove volumetrie con criteri eguali o molto vicini al “consumo zero”. Altro obbiettivo deve essere il recupero del patrimonio edilizio esistente con gli stessi principi attraverso una politica di massicci incentivi omogenei su tutto il territorio. Analogamente, per le quote di consumi eventualmente restanti si ritiene indispensabile che tali consumi siano soddisfatti ricorrendo unicamente a fonti energetiche rinnovabili e facendo ricorso anche a sistemi di accumulo centralizzato o teleriscaldamento.

Proposta di modifica: Si richiede la sospensione della procedura e l’integrazione del Documento Preliminare con l’inserimento dell’efficienza energetica come obbiettivo prioritario definendo i criteri idonei ad ottenere edifici a “consumo zero” sia per le nuove edificazioni sia per il recupero degli edifici esistenti.


12) Altra lacuna del Documento Preliminare riguarda l’assenza di analisi ed indicazioni in merito alle problematiche dell’inquinamento acustico e luminoso. Viene trascurata completamente l’assoluta disomogeneità dei Piani Comunali di Classificazione Acustica e dei Piani Regolatori dell’Illuminazione Comunale predisposti separatamente dai vari Comuni. Al contrario visto il carattere unitario del PTC, il Documento Preliminare deve indicare come prioritario l’obbiettivo di unificare ed omogenizzare gli scopi, i criteri, le metodologie di calcolo e di progettazione per piani di controllo e gestione ed eventualmente di risanamento dell’inquinamento acustico e luminoso.

Proposta di modifica: Si richiede di sospendere la procedura e di integrare il Documento Preliminare con l’inserimento di norme adeguate che stabiliscano i criteri, le metodologie di calcolo e le modalità di coordinamento tra i vari Comuni per la redazione dei Piani Comunali di Classificazione Acustica e dei Piani Regolatori dell’Illuminazione Comunale.


13) Il Documento Preliminare accenna brevemente alla “proliferazione di mezzi a propulsione ibrida o alimentati da carburanti alternativi (biodiesel, GPL, metano, idro-metano, idrogeno, ecc)” (pag. 64 Rel), tuttavia negli elaborati non è stato stabilito alcun tipo di strategia o di intervento a sostegno dell’utilizzo di tali mezzi di spostamento. Si ritiene necessario correggere la lacuna con la richiesta di uno studio di dimensionamento e localizzazione di uno o più centri di rifornimento per combustibili alternativi in particolare GPL e sopratutto gas metano. E’ infatti del tutto assurdo che gran parte del territorio della Comunità sia servito dalla rete di gas metano ed allo stesso tempo non sia presente nemmeno un distributore di gas metano per autotrazione. Allo stesso modo manca qualsiasi indirizzo in merito all’installazione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici ed alle loro caratteristiche tecniche.

Proposta di modifica: Si richiede di inserire nel Documento Preliminare la previsione di uno studio di dimensionamento e localizzazione di uno o più centri di rifornimento per combustibili alternativi. In ogni caso va prevista l’installazione di almeno un distributore di gas metano per autotrazione ed almeno tre distributori di GPL come pure di almeno un punto di ricarica per veicoli elettrici per ogni Comune.


14) Il Documento Preliminare assume il paesaggio e l’ambiente naturale come elementi di grande valore da proteggere e da salvaguardare, e individua come “icone negative” (pag. 23 Rel) le zone industriali/fieristiche, i collegamenti stradali e la conurbazione esasperata a causa delle dimensioni “fuori scala” e del mancato inserimento nel contesto ambientale circostante. Risulta però totalmente assente un altro elemento negativo che deturpa il paesaggio altogardesano e cioè tutta la rete di elettrodotti ad alta tensione che occupa lo spazio visivo ed i pendii sovrastanti gli abitati in particolar modo quelli di Torbole, Nago, Riva Arco, Dro e Drena. Tali strutture irrompono in qualsiasi veduta o scorcio della Busa. Benché la loro presenza sia ormai considerata quasi “normale”, dal punto di vista paesaggistico risultano vistosamente fuori luogo e decisamente “fuori scala”. Si ritiene necessario quindi sostituire tutte le linee aeree alta tensione con elettrodotti interrati sfruttando il più possibile i percorsi delle gallerie stradali esistenti o programmate. Ad esempio tutte le linee presenti sopra Torbole e Nago potranno trovare dislocazione nella galleria di circonvallazione di Torbole per tutto il tratto Conca d’oro – Cretaccio liberando così dai tralicci la zona delle Busatte, la zona prospiciente castel Penede e l’abitato di Nago. Allo stesso modo le linee posizionate sulla Rocchetta sopra Riva potranno essere spostate nella circonvallazione di Riva e nel tunnel per la val di Ledro.

Proposta di modifica: Si richiede che il Documento Preliminare preveda l’obbligo di eliminare tutte le linee aeree alta tensione che deturpano il paesaggio mediante l’interramento e/o spostamento delle linee elettriche nelle gallerie stradali esistenti o programmate.


15) Nelle cartografie del Documento Preliminare è stata indicata la dislocazione di una serie nuovi parcheggi. Solo per alcuni è stata indicata una possibile caratterizzazione architettonica mentre per la maggior parte si è trattato della sola individuazione cartografica. Come sottolineato più volte alla puntuale localizzazione non è seguita alcuna indicazione dei criteri di progettazione e di valutazione del loro inserimento nel paesaggio circostante. Il Documento Preliminare appare contraddittorio quando attribuisce finalmente giusta importanza al problema delle coperture industriali mentre poi trascura completamente il problema delle aree a parcheggio. Si ritiene pertanto opportuno che tutti i nuovi parcheggi fuori terra (e anche tutti quelli esistenti sopra i 500 m2) siano dotati di coperture verdi eventualmente anche con presenza di pannelli fotovoltaici da dislocare in aderenza alle coperture ed in misura non superiore al 30% della superficie. Le coperture verdi riducono l’impatto paesaggistico ed ambientale, riducono l’impatto delle acque meteoriche, producono energia e riducono il surriscaldamento dei veicoli parcheggiati riducendo così il consumo di energia necessaria per il condizionamento degli autoveicoli.

Proposta di modifica: Si richiede che il Documento Preliminare preveda l’obbligo per il PTC di realizzare tutti i nuovi parcheggi fuori terra (e comunque tutti quelli esistenti sopra i 500 m2) con coperture verdi eventualmente in associazione con la presenza di pannelli fotovoltaici da dislocare in aderenza alle falde ed in misura non superiore al 30 % della superficie coperta.


16) Il Documento Preliminare riporta le numerose piste ciclabili esistenti e quelle di progetto, tuttavia non da alcuna indicazione sui criteri da adottare per la scelta dei percorsi e per assicurare la sicurezza della piste ciclabili. Manca soprattutto qualsiasi analisi delle problematiche derivanti dalle intersezioni con la viabilità ordinaria che è il vero punto dolente della rete ciclabile della Comunità. Nei percorsi presentati sono state rilevate numerose lacune ed interruzioni lungo i collegamenti che contraddicono palesemente l’assunto che “le piste ciclabili che attraversano la piana da nord a sud devono mettersi in relazione con quelle che la attraversano da est a ovest” (pag. 6 P.M. A) basti pensare che le percorrenze est/ovest risultano tortuose, scoordinate e in numero ridotto.

Proposta di modifica: Si richiede di inserire nel Documento Preliminare l’obbligo per il PTC di fissare criteri omogenei per la realizzazione delle piste ciclabili assicurando la razionalità, percorribilità e compiutezza dei percorsi e soprattutto vengano definiti precisi obblighi per garantire la sicurezza con le intersezioni stradali.


17) Il Documento Preliminare dichiara la sostenibilità, la sussidiarietà e la competitività come principi ispiratori del PUP e quindi che gli stessi debbano diventare gli elementi fondamentali per la stesura del PTC (pag. 48 Rel). In pratica tuttavia nel Documento sono stati dimenticati temi molto importanti come quelli relativi al risparmio delle risorse ambientali ed economiche nella realizzazione e sopratutto gestione delle reti tecnologiche di interesse pubblico (acquedotti, fognature, reti di illuminazione pubblica, di distribuzione di energia e di telecomunicazione). Ad esempio gli acquedotti ancora oggi sono realizzati e gestiti per lo più a livello comunale e raramente sono collegati con le reti dei Comuni limitrofi determinando sia notevoli sprechi di acqua sia la moltiplicazione dei costi di costruzione e gestione. Lo stesso può valere anche per gli impianti di illuminazione pubblica ed in misura minore per le reti fognarie. Analogamente è importante effettuare uno studio ed un’analisi approfondita delle reti di distribuzione energetica come quella del gas metano e del teleriscaldamento in modo da valutare la convenienza tecnico/economica di un loro eventuale prolungamento verso le zone periferiche. In tale ambito andrebbe valutata anche l’opportunità di realizzare sistemi centralizzati e reti di distribuzione locali (per combustibili gassosi o energia termica) nei centri minori (ad esempio Pietramurata, Drena). Si ritiene inoltre indispensabile che il Documento Preliminare fissi i criteri omogenei tra i vari Comuni per la realizzazione e/o estensione graduale della rete di fibra ottica all’interno dei centri abitati (ultimo miglio) sfruttando ad esempio l’esecuzione dei normali lavori stradali sia pubblici che privati.

Proposta di modifica: Si richiede pertanto l’integrazione del Documento Preliminare con l’inserimento di precisi criteri per la razionalizzazione, la programmazione ed il dimensionamento delle reti tecnologiche di interesse pubblico come gli acquedotti, le fognature, le reti di illuminazione pubblica, di distribuzione di energia e di telecomunicazione (fibra ottica).


18) Nel Documento Preliminare viene preannunciata la necessità di rivedere le aree comprese nel Distretto Agricolo soprattutto in merito all’estensione verso alcune zone vallive (Ledro, Campi, Pregasina, Tenno ecc. ) e per la sovrapposizione con altre aree (lago di Tenno, aree SIS, ecc). Si ritiene necessario individuare in apposita cartografia le aree del Distretto Agricolo come pure tutte quelle appartenenti ad aree protette a vario titolo (SIC, Biotopi, ecc ) verificando e risolvendo, già da ora, i contrasti emersi con alcuni progetti mirati (zona sportiva S. Andrea, hub via Sabbioni, Biotopo Marocche, ecc.). Per le aree della Busa comprese nel Distretto Agricolo in considerazione della vicinanza con le aree urbane, si ritiene necessario introdurre criteri di incentivazione dell’agricoltura biologica con la drastica riduzione dell’uso di agenti chimici e il divieto di caccia permanente. A motivare la richiesta di maggior tutela delle aree agricole basti l’esempio della mancanza di qualsiasi accenno alla soppressione delle aree agricole di pregio conseguente alla realizzazione delle nuove opere e infrastrutture (zona sportiva S. Andrea, hub via Sabbioni, nuova viabilità).

Proposta di modifica: Si richiede di sospendere la procedura e di integrare il Documento Preliminare con l’inserimento in apposita cartografia delle aree comprese nel Distretto Agricolo e nelle altre aree protette a vario titolo (SIC, Biotopi, ecc ). Inoltre per le aree della Busa comprese nel Distretto Agricolo si richiede di stabilire precisi criteri e misure per l’incentivazione dell’agricoltura biologica, per la drastica riduzione dell’uso di agenti chimici e per l’istituzione del divieto di caccia permanente.


19) L’analisi delle cartografie del Documento Preliminare evidenzia una volta di più la carenza di norme per quanto riguarda le zone “bianche” ovvero tutte quelle che non sono state variamente colorate nelle cartografie. Ci si domanda se, non essendo stata data alcuna indicazione su queste aree, i Comuni potranno effettuare qualsiasi scelta urbanistica? Allo stesso modo, Comuni limitrofi potranno fare scelte anche antitetiche? Ed a maggior ragione anche lungo le zone di contatto? E’ evidente che i Documento Preliminare e soprattutto il PTC poi non potrà abdicare al suo ruolo sovraordinato rispetto ai PRG comunali. E’ indispensabile quindi che il Documento Preliminare riempia questo vuoto normativo ed esprima indicazioni di destinazione o dei criteri operativi mediante i quali poter predisporre i piani regolatori comunali in modo omogeneo e coordinato.

Proposta di modifica: Si richiede la sospensione della procedura e l’integrazione del Documento Preliminare con l’inserimento di criteri, di norme o di apposite cartografie in modo da assegnare omogeneità e congruenza a tutto il territorio della Comunità.


20) A completamento delle osservazioni a carattere generale si deve rimarcare la contraddittorietà di alcune scelte effettuate nell’esposizione del Documento Preliminare. In particolare si rileva che da una parte le cartografie delle viabilità stradale e ciclabile sono state molto dettagliate e dall’altra in alcune di essere compare l’avvertenza che si tratta di semplici schemi rimandando alla planimetria di pag. 128 della relazione. Come sottolineato in precedenza non si capisce perché il Documento Preliminare si sia impegnato a delineare precisi tracciati quando sarebbe stato sufficiente una semplice freccia per indicare i “corridoi viabilistici” ad esempio come fatto nel caso della variante Est di S. Giorgio. Si deve rilevare poi l’assoluta mediocrità della planimetria sopra menzionata che risulta di fatto quasi illeggibile (bassa definizione) e totalmente incomprensibile. A tal riguardo di deve assolutamente stigmatizzare il fatto che in tutto Documento Preliminare (130 pagine di relazione, 7 ambiti strategici e 7 progetti mirati) non esista una sola cartografia della viabilità in scala adeguata rendendo di fatto impossibile esaminare l’elaborato e fare le dovute osservazioni.

Proposta di modifica: Si richiede la sospensione della procedura e l’integrazione del Documento Preliminare con l’inserimento della cartografia della viabilità in scala adeguata in modo da consentire le opportune valutazioni.


OSSERVAZIONI SUGLI INTERVENTI SPECIFICI

Ambito strategico B – P.M. B1 – la città pedonale.

21) In questo progetto mirato tra le altre cose è stata prevista la realizzazione di un collegamento meccanizzato tra gli abitati di Torbole e Nago. Rispetto alla bozza del Documento Preliminare la proposta prevede ora due possibilità di intervento. La prima è un collegamento “con impianto a fune” passando lungo la valle di S. Lucia, mentre la seconda consiste in un un impianto “a cremagliera” lungo parte del tracciato della cosiddetta “Nago vecchia”. Per l’impianto a fune si rimane totalmente contrari poiché si andrebbe ad intaccare la valle di S. Lucia una zona agricola di grande pregio ambientale e paesaggistico. Al contrario per la soluzione con impianto “a cremagliera” è apprezzabile la parziale concordanza con una nostra precedente osservazione depositata sebbene rimangano numerosi punti oscuri. Infatti negli elaborati non è riportata alcuna spiegazione sulle caratteristiche del progetto ne tanto meno si riesce a comprenderne chiaramente il tracciato e le posizioni di inizio e fine a causa dell’inadeguatezza del supporto cartografico (pag. 128 Rel) che pure dovrebbe essere quello di riferimento per tutto il Documento Preliminare. Pertanto rimangono e sono ribadite le raccomandazioni già presentate. Con la prima si chiede che l’impianto “a cremagliera” sfrutti il più possibile il tracciato della cosiddetta “Nago vecchia” utilizzando sistemi ad impatto visivo minimo (ad esempio con fune a scorrimento interrato tipo tram di S. Francisco). Con la seconda raccomandazione si richiede che il sistema di trasporto non abbia come capolinea la zona del parcheggio della chiesa a Torbole ma invece venga fatto proseguire fino alla quota del lungolago evitando così la necessità di installare un ulteriore sistema di collegamento verticale (es. ascensore o scale mobili). Senza il collegamento diretto con la quota del centro storico la fruibilità, l’efficienza e l’utilità del collegamento meccanizzato Torbole-Nago sarebbe gravemente compromessa. Pertanto si suggerisce di realizzare questo ultimo tratto in sede interrata o in galleria.

Proposta di modifica: Si richiede la soppressione dell’ipotesi di collegamento meccanizzato “con impianto a fune” privilegiando la realizzazione di un impianto “a cremagliera” da sviluppare lungo il tracciato della cosiddetta “Nago vecchia” e prolungare fino al centro di Torbole adottando per la realizzazione soluzioni ad impatto visivo minimo.


Ambito strategico B – P.M. B2 – Cartiera ed entrata Nord.

22) Nel Documento Preliminare tutta la zona della Cartiera (compresa la centrale di teleriscaldamento e il costruendo centro commerciale) viene destinata a “parcheggio, attività commerciali, di ristoro, info-point, attività culturali”. E’ evidente che questa previsione rappresenta un immenso errore strategico in quanto genera un’enorme plusvalenza per chiunque volesse vendere le relative aree e ristrutturare tutto il comparto con l’inevitabile conseguenza di favorire la rapida chiusura della Cartiera e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Non è fantascienza visto che il Documento Preliminare non prevede aree per il trasferimento della Cartiera, sempre ammesso che la proprietà della Cartiera avesse volontà di imbarcarsi in un costoso trasferimento. Riteniamo che non sia compito del Documento Preliminare al PTC prestabilire condizioni che favoriscono la chiusura della Cartiera e la conseguente perdita posti di lavoro soprattutto nella presente congiuntura economica. Nonostante questa scelta sia stata pesantemente criticata a livello politico nei Consigli Comunali, la Comunità insiste a perseguire questa proposta suicida reiterando la previsione. L’intenzione di chiudere la Cartiera ed effettuare una mega speculazione edilizia è palese nonostante la dichiarazione di “conferma delle funzioni produttive esistenti” (pag. 62 Rel). Infatti il Documento Preliminare vuole individuare l’area della Cartiera come “area di riqualificazione urbana e territoriale” secondo la definizione dell’articolo 34 del PUP di cui si riporta qui il comma 1: “Le aree di riqualificazione urbana e territoriale sono costituite da periferie urbane o da altre aree oggetto di fenomeni di degrado insediativo, o da insediamenti produttivi per i quali si rende necessaria una riprogettazione complessiva, in relazione a esigenze di riconversione produttiva o di riqualificazione ambientale e paesaggistica”. E’ evidente che l’area della Cartiera di Riva del Garda non rientra in questa definizione perché non è in una situazione di degrado ne è soggetta ad una riconversione produttiva. Quanto alla necessità di riconversione ambientale e paesaggistica si trova nella stessa situazione, se non migliore, delle altre aree industriali-artigianali della Comunità. Non si capisce perché per alcune di queste sia stato previsto un apposito progetto mirato di riqualificazione delle coperture (P.M. C4) mentre per la Cartiera sia prevista solo la chiusura. Al di là di questo, la cosa più importante è la necessità di salvaguardare il tessuto industriale e sociale del territorio attuando politiche che impediscano la chiusura delle industrie assediate da una speculazione predatoria. Per fare questo è importante che l’area della Cartiera rimanga a destinazione industriale introducendo nel Documento Preliminare un concetto di invariante patrimoniale-economica in modo da sottrarre le attività industriali e gli addetti alla tentazione ed all’aggressione delle speculazioni immobiliari. Ciò almeno fino a quando non sia stata data assoluta garanzia della creazione di altrettanti posti di lavoro. Operazione questa difficilissima vista l’attuale situazione economica destinata a protrarsi per il futuro e la mancanza assoluta della previsione di nuove aree con destinazione industriale. Un’altra contraddizione di questo progetto mirato è data anche dal fatto che in esso si prevedono notevoli volumi per spazi e centri commerciali ancor prima della conclusione dello studio del Politecnico Torino finalizzato a definire la necessità, la dimensione e “in special modo alla localizzazione di centri commerciali” (pag. 59 Rel). E’ quindi necessario attendere i risultati di questo studio commissionato dalla PAT a cui la Comunità ha formalmente chiesto di essere sottoposta.

Proposta di modifica: Si richiede di mantenere la destinazione produttiva per tutte le aree industriali che oggi godono di tale previsione ed in particolar modo per l’area della Cartiera di Riva del Garda. In subordine si chiede di consentire la realizzazione di nuovi centri commerciali solo dopo il completamento dell’apposito Studio del Politecnico di Torino ed in base alle sue risultanze.


Ambito strategico B – P.M. B3 – Asse pedonale.

23) La trasformazione del compendio Miralago in “centro benessere di alta qualità” (pag. 8 e 10 P.M. B2) risulta in palese conflitto e contraddizione con i principi posti a base della redazione del Documento Preliminare (“tutela del paesaggio, sostenibilità, blocco dell’espansione edilizia, “ecc. Pag 48 Rel). Appare chiaro il conflitto con l’esigenza di mantenere integra una delle poche aree verdi pubbliche presenti in fascia a lago. Inoltre è anche evidente la difficoltà di garantire la riuscita economica di simili operazioni che comporterebbe nel migliore dei casi l’esproprio della fruibilità di un bene pubblico a danno di tutti i cittadini. L’intenzione di aggredire questa area e quella limitrofa del campo sportivo è esplicitata chiaramente negli schemi e nei “contributi” che accompagnano il progetto mirato. In tali elaborati infatti, le uniche proposte sono consistenti edificazioni nella zona nord lungo viale Rovereto (pag. 10 e 11 P.M. B2).


24) Per gli stessi motivi esposti nel punto precedente si giudica negativamente qualsiasi previsione di spostamento del campo sportivo di Riva a favore “di nuove edificazioni lungo viale Rovereto” (pag. 8 P.M. B2). Al contrario si propone di valorizzare maggiormente la struttura sportiva togliendo le recinzioni ed aprendola completamente alla fruizione pubblica.

Proposta di modifica: Si richiede di introdurre un vincolo di salvaguardia per il compendio Miralago e per la zona del campo sportivo.


25) Nella bozza al Documento Preliminare si prevedeva lo spostamento del traffico da viale Rovereto su una nuova strada che, attraversando le ultime campagne rimaste, proseguiva in tunnel sotto il monte Brione e si ricollegava alla S.S. 240 a Linfano. Questa previsione è stata ripresa dal Documento Preliminare in una maniera talmente vaga che non è possibile nemmeno avere certezza del suo tracciato (pag. 128 Rel). In ogni caso tale viabilità risulta contraddittoria perché verrebbe a fermarsi nella zona della Cartiera senza creare il necessario collegamento con il cosiddetto asse rivArco (almeno a quanto sembra dalle planimetrie). Per arrivare in centro Riva i veicoli sarebbero quindi costretti a percorrere la S.P. 118 verso nord, via Zandonai e poi via Grez. Per evitare lo spreco di terreni agricoli si propone di utilizzare la viabilità esistente spostando il tunnel più a nord utilizzando quindi via Filanda e ricostituendo la vecchia strada mediante un sottopasso sotto il torrente Varone fino a ricongiungersi in via Cattoni con la viabilità ordinaria. Tale percorso permetterebbe di attraversare la città lungo la direttrice est-ovest in modo lineare e scorrevole costituendo una valida alternativa a viale Rovereto e favorendo così la sua eventuale pedonalizzazione. L’attraversamento dell’area della Cartiera non avrebbe alcuna controindicazione vista la previsione di riconversione complessiva con destinazione commerciale. Un’altra strada “fantasma” è il prolungamento della cosiddetta “bretella Comai” fino alla S.P. 118. Come nel caso precedente la planimetria fornita è assolutamente vaga e non aiutano le precedenti planimetrie poiché la sovrappongono ad una zona di recente edificazione.

Proposta di modifica: Si richiede di spostare a nord il tracciato della nuova strada di collegamento con Torbole ricostruendo via Filanda fino a via Cattoni. Per la “bretella Comai” si richiede lo stralcio dal Documento Preliminare oppure l’integrazione degli elaborati con planimetrie in scala adeguata e la proroga dei termini di presentazione delle osservazioni per consentirne la corretta valutazione.


Ambito strategico B – P.M. B4 “volumi di supporto”

26) A Linfano, la previsione dei cosiddetti “volumi di supporto” a nord della SS 240 rappresenta l’ennesima cementificazione del territorio attraverso l’inserimento di un “centro ludico-sportivo d’acqua” (pag 13 P.M. B4) cioè l’ennesimo parco giochi a tema acquatico. Queste strutture ormai hanno fatto il loro tempo e si sono dimostrate ampiamente antieconomiche soprattutto se dislocate fuori dai circuiti e dai collegamenti autostradali principali. Il bacino di utenza dell’Altogarda non è sufficiente per mantenere economicamente una struttura del genere. Tanto più che essa verrebbe utilizzata solo d’estate risultando quindi in contrasto con il criterio di destagionalizzare dei flussi turistici proposto nel Documento. Qualora poi si intendesse attirare turisti da altre zone, appare chiara l’assoluta inadeguatezza del trasporto pubblico rappresentato dalla sola e unica “linea di trasporto pubblico circolare”. Questa come riportata in cartografia collega il parco giochi acquatico al nuovo polo intermodale (distante 4 km) solo passando attraverso Riva (8 km ) o attraverso Torbole-Nago-Arco (10 km) con tempi di percorrenza di mezz’ora o un’ora nel migliore dei casi. Stando così le cose è logico pensare che i turisti arriveranno a Linfano solamente in auto (dove tra l’altro non è previsto alcun parcheggio) rendendo ancora più inutile il nuovo polo intermodale. L’ipotesi di realizzare un parco acquatico è ostacolata anche dalla presenza di una zona a rischio idrogeologico a causa della vicinanza alla parete rocciosa del Monte Brione da cui si staccano periodicamente frane e macigni di grosse dimensioni come testimoniato da recenti eventi. E’ quindi impossibile pensare di realizzare strutture pubbliche nella piena consapevolezza di mettere a rischio la sicurezza degli ospiti.

Proposta di modifica: Si richiede di eliminare la destinazione a “volumi di supporto” per tutte le aree a nord della SS 240.


Ambito strategico B – P.M. B5

27) Il progetto mirato “nuovo bordo d’acqua” si sviluppa dalla Conca d’oro fino al porto del Ponale con la previsione di molti nuovi approdi e di zattere e pontoni galleggianti. Tale soluzione è in contrasto con i principi del Documento Preliminare e costituisce un drammatico assalto all’unico elemento naturale ancora oggi abbastanza integro: il lago di Garda. L’idea è quella di trasformarlo in un’area di nuova urbanizzazione con “piattaforme polifunzionali con attività di ristoro, info-point, e attività ricreative” ed ancora con “strutture galleggianti che possono ospitare attività culturali e di spettacolo” arrivando poi all’intenzione di “potenziare la rete viaria sull’acqua” che è una evidente contraddizione nei termini (pag. 13 P.M. B). Emerge poi nuovamente la contraddizione già segnalata con l’osservazione n° 10 ovvero che si ritiene del tutto assurdo prevedere nuovi spazi per attività ricreative, culturali e di spettacolo quando gli stessi spazi sono già oggi sovrabbondanti con il concreto rischio di creare doppioni costosissimi, in concorrenza fra loro e quindi sicuramente condannati ad una gestione economica in perdita. Per tutti questi motivi, al fine di salvaguardare l’ambiente lacustre e proteggere la naturalità delle rive, si ritiene opportuno disporre l’assoluto divieto di installare lungo le rive del Lago zattere o pontoni galleggianti per le attività ricreative, culturali e di spettacolo lasciando solo le strutture esistenti ad uso sportivo.

Proposta di modifica: Si richiede di vietare l’installazione lungo le rive del Lago di piattaforme, zattere o pontoni destinati ad attività ricreative, culturali e di spettacolo limitando allo stato attuale l’uso di quelle adibite ad uso sportivo.


Ambito strategico C – Progetto Mirato C2 – il nuovo polo intermodale

28) La previsione di un nuovo polo intermodale appare decisamente fuori scala, fuori tempo e fuori da qualsiasi logica pratica. E’ fuori scala perché non è basata su un serio studio di fattibilità che calcoli i reali flussi di persone e sopratutto perché è contornata da numerosi altri parcheggi molto più vicini ai centri urbani. L’hub dell’alto Garda è poi fuori tempo perché la PAT non dispone più dei mezzi finanziari per realizzare la fantomatica “linea azzurra” come più volte ribadito dallo stesso presidente Rossi. Il polo intermodale è anche fuori dalla logica perché appare del tutto improbabile che un turista, un cittadino, un pendolare o un fornitore parcheggi l’auto a 2 – 3, km dal centro di Riva o Arco per poi proseguire a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici portandosi dietro i bagagli o le attrezzature. Lo sviluppo della mobilità verde è una grande risorsa e permette di risolvere tanti problemi. Purtroppo con la previsione di un’unica linea di trasporto pubblico tutta l’operazione risulterà inutile e destinata al fallimento gestionale. Il nuovo polo intermodale invece di risolvere i problemi ne fa sorgere altri e di più grossi. Infatti viene creata una necessità di trasporti, di volumi edilizi e di infrastrutture che oggi non esiste e quel che è peggio viene creata nel posto sbagliato. Ma soprattutto non viene soddisfatta la domanda di mobilità perché sarà comunque necessario usare un qualche tipo di veicolo per raggiungere Riva ed Arco. Questa conseguenza è evidenziata dallo stesso Documento Preliminare la dove si prevede di realizzare un area di “connettivo e pubblico” (con vari parcheggi) al posto della Cartiera di Riva e di trasformare la S.P. 118 nella “viabilità di penetrazione”. Risulta evidente pertanto la contraddizione tra le due previsioni (polo intermodale in concorrenza con l’hub della Cartiera) e quindi l’inutilità del nuovo polo intermodale per tutto il flusso di ingresso in Riva del Garda. Similmente lo stesso concetto è applicabile anche ad Arco la dove già oggi esiste il nuovo parcheggio di Caneve. Per quanto riguarda il trasporto pubblico, il polo intermodale non è giustificato e risulta una cattedrale nel deserto come testimoniato anche dallo stesso Documento Preliminare nel quale non è prevista un’adeguata rete di linee di trasporto pubblico di collegamento ai centri di utenza. Per definizione un “nodo” di una rete di trasporti si deve trovare all’incrocio di almeno due linee. Ebbene il fantomatico hub intermodale non è un nodo ma una semplice stazione poiché è servito unicamente dalla “linea forte del Sarca” che però è considerata utile solo per i movimenti dei pendolari nel periodo invernale e non raggiunge nemmeno il centro di Riva. Il Documento Preliminare dichiara che la “linea forte Arco” è “fondata sull’hub intermodale“ (pag. 77 Rel) al contrario di quando si ricava dalla planimetria riportata nella pagina a fronte (pag. 78 Rel) dove appare chiaro che questa linea di trasporto pubblico non passa per il cosiddetto ”hub intermodale”. Quindi a parte la “linea forte fascia lago” non è previsto nessun tipo di collegamento in direzione Est/Ovest nemmeno per collegare le linee principali in corrispondenza del polo intermodale. Si segnala inoltre che allo stato attuale la “linea forte del Sarca” in direzione Arco risulta non equilibrata e svantaggiata rispetto alla parte diretta verso Riva. Quest’ultima infatti è breve e diretta mentre quella per Arco è lunga, tortuosa e serve solo aree marginali. Il polo intermodale è inoltre in conflitto con il criterio di salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente in quanto costituisce una ulteriore enorme sottrazione di aree agricole ed un’inutile cementificazione del territorio .

Proposta di modifica: Si richiede di eliminare la previsione del nuovo polo intermodale effettuando un’analisi molto più approfondita delle eventuali esigenze di parcheggio da distribuire nelle aree esistenti limitrofe e/o esterne ai centri di Riva, Arco e Torbole salvaguardando totalmente le aree agricole.


Ambito strategico C – P.M. C3 nuovo polo sportivo

29) Nel Documento Preliminare le aree interessate dal centro sportivo risultano in parziale contrasto con le destinazioni urbanistiche previste dalla variante 14 al PRG di Arco che prefigura un’area commerciale lungo via S. Andrea. In ogni caso le superfici interessate appaiono del tutto sproporzionate rispetto alle reali esigenze di aree sportive tanto più che manca completamente un censimento ed uno studio delle strutture esistenti ed un’approfondita valutazione/motivazione delle strutture che necessitano di spostamento. Infatti, dal punto di vista economico e funzionale non ha alcun senso spostare impianti sportivi già esistenti e funzionanti e magari sottoutilizzati. Inoltre si ritiene assurdo concentrare in un unico punto tutte le attività sportive poiché questo andrebbe a discapito soprattutto degli utenti deboli (bambini, giovani, anziani) che verrebbero privati degli impianti sportivi di prossimità e quindi sarebbero obbligati a fare lunghi spostamenti in bicicletta o peggio ad essere trasportati con automezzi. L’ipotesi del nuovo polo ricreativo e sportivo appare decisamente “fuori scala” per il tessuto ambientale dell’Alto Garda tanto da non avere alcuna motivazione valida da un punto di vista dell’interesse pubblico, sportivo, sociale ed ambientale. L’unica motivazione a sostegno di tale operazione può essere solo quella economica ovvero il tentativo di liberare gli spazi sportivi urbani (ad es. il campo sportivo di Riva del Garda) allo scopo di effettuare “riqualificazioni urbane“ con nuove massicce edificazioni. Le superfici occupate dalle strutture del ex cementificio “Buzzi” vanno recuperate per la parte direttamente in prossimità col dosso di Ceole in modo da creare un’area verde di salvaguardia. Le aree rimanenti vanno riqualificate con destinazione artigianale come meglio specificato nell’osservazione posta al numero seguente.

Proposta di modifica: Si richiede di eliminare la previsione del nuovo polo sportivo di via S. Andrea e di riconvertire le aree dell’ex cementificio con destinazione “a verde” e “artigianale”. In generale si richiede di subordinare ogni nuova previsione di aree sportive alla verifica preliminare delle reali esigenze degli utenti ed all’analisi dell’efficienza ed adeguatezza delle strutture esistenti.


Ambito strategico C – P.M. C4 riqualificazione zona industriale di Arco

30) Il concetto proposto è senza dubbio condivisibile. Tuttavia risulta estremamente sorprendente il fatto che sia stato limitato alla sola zona industriale ed artigianale di Arco nonostante che il Documento Preliminare debba avere per definizione un carattere generale ed unitario tra tutti i Comuni della Comunità. Appare incomprensibile predisporre un progetto mirato per la creazione di un bordo verde e tetti verdi per la zona industriale di Arco e dimenticare la Cartiera di Riva. Oppure intervenire nella zona artigianale di Arco e dimenticare la zona della Baltera a Riva. Stesso discorso vale evidentemente per le zone industriali/artigianali nei Comuni di Nago-Torbole, Ledro, Dro e Drena. In particolare per le aree dell’ex cementificio “Buzzi” si ritiene opportuno prevedere la riqualificazione ambientale della zona attorno al dosso di Ceole creando un’area verde di salvaguardia. Le altre aree vanno riqualificate consentendo l’insediamento di imprese artigianali e centri di ricerca orientati verso i settori innovativi e sostenibili (edile-riqualificazione energetica), meccanico-mobilità alternativa/elettrica, geotermico, biocombustibili). I nuovi edifici dovranno avere una copertura verde continua che possa riprendere le caratteristiche del paesaggio circostante arrivando a comprendere e ricoprire totalmente anche la strada provinciale. Si ritiene inoltre che la riqualificazione delle coperture non debba essere limitata agli edifici produttivi ma al contrario sia necessario intervenire anche su tutte le coperture e gli edifici visivamente impattanti per dimensione, conformazione e/o posizione. Ad esempio prendendo a base di intervento tutti gli edifici con una superficie maggiore di 500 m2 .

Proposta di modifica: Si richiede di estendere la previsione di riqualificazione “a verde” su tutte le aree industriali/artigianali presenti nel territorio della Comunità e su tutte le coperture ed infrastrutture a rilevante impatto visivo. Per l’ex cementificio “Buzzi” si chiede di prevedere la riqualificazione ambientale della zona attorno al dosso di Ceole, di destinare le altre aree all’attività di ricerca ed artigianale nei settori innovativi e di realizzare edifici con coperture verdi continue, inserite nel paesaggio circostante ed estese anche sopra la strada provinciale.


Ambito strategico E – P.M. E2

31) Nelle previsioni del Documento Preliminare il cosiddetto “Parco delle Marocche” si sovrappone al Biotopo delle Marocche senza fare alcun accenno alle sue particolari condizioni di salvaguardia garantite dalla normativa provinciale vigente. Tali norme attualmente non consentono l’accesso e lo svolgimento di qualsiasi tipo di attività sportiva e/o ricreativa generalizzata se non sui percorsi autorizzati oggi esistenti.

Proposta di modifica: Si richiede di integrare il “Parco delle Marocche” con l’inserimento della perimetrazione del Biotopo delle Marocche ed il mantenimento delle attuali condizioni di salvaguardia evitando l’inserimento di nuovi percorsi ciclabili.


Ambito strategico E – Farmer’s Market di Dro

32) Secondo le previsioni del Documento Preliminare il PTC con un progetto mirato denominato Farmer’s Market dovrebbe prevedere il riutilizzo di un “grande volume dismesso per realizzare un mercato tipico o mercato riservato alla vendita diretta di prodotti agricoli” (pag. 58 Rel). A parte la denominazione, tutte le caratteristiche di questa iniziativa sono lasciate completamente nel vago. In ogni caso questa previsione sembra del tutto incongrua e prematura perché anticipa i risultati dello studio del Politecnico di Torino a cui la PAT e la Comunità hanno demandato il compito di verificare e soprattutto formulare “specifici indirizzi e criteri di programmazione urbanistica del settore commerciale ed in special modo sulla localizzazione dei centri commerciali” (pag. 58 Rel).

Proposta di modifica: Si richiede di eliminare la previsione del Farmer’s Market di Dro fin tanto che non sarà completato lo studio del Politecnico di Torino e di realizzare l’iniziativa solo in base ai risultati di detta analisi economica.


Ambito strategico F – P.M. F1 – recupero paesaggi rifiutati

33) Nella valle del torrente Magnone è stata inserita una previsione di “riconversione dell’area della frana con la riqualificazione ricreativa dell’area con la realizzazione di una pista destinata alla pratica del “downhill” e dotata di un impianto di risalita” (pag. 8 A.S. F). Questa previsione è in evidente contrasto con tutti i principi di tutela ambientale soprattutto in una zona critica ed in evidente pericolo di dissesto idrogeologico almeno fino a quando il bosco non ricrescerà come nella situazione originaria (e saranno necessari decenni). La pretesa di “valorizzare” e antropizzare un’area solo perché è franata equivale a quella di rendere edificabile un territorio solo perché è stato bruciato da un incendio. E’ del tutto impensabile voler introdurre una pratica distruttiva come il “downhill” su di una superficie delicata ed instabile come quella di una frana. Ancor più assurda è l’idea di incentivare questa pratica con un un impianto di risalita e di prevedere “il potenziamento dell’area servizi a fondo frana e inserimento di zona parcheggio” (pag. 4 PM. F1). Ciò equivale a realizzare opere e infrastrutture pubbliche in un’area soggetta a rischio idrogeologico mettendo a rischio la sicurezza degli utenti.

Proposta di modifica: Si richiede eliminare la previsione della pista per “downhill”, dell’impianto di risalita e del parcheggio a fondo frana.


Ambito strategico G – P.M. G4

34) Il tratto del torrente Ponale da Biacesa fino al lago di Garda costituisce una delle pochissime zone dove l’ambiente ed il paesaggio sono ancora oggi quasi perfettamente conservate con rari segni di antropizzazione rappresentati dalle vecchie strade ormai utilizzate unicamente da pedoni e ciclisti. Per tal motivo la realizzazione del collegamento ciclabile Ponale-Molina dovrà avvenire unicamente utilizzando il tracciato esistente senza realizzare nuovi percorsi che risulterebbero in caso contrario altamente impattanti dal punto di vista naturalistico ed ambientale.

Analogamente il ripristino del porto di Ponale dovrà avvenire nel rispetto delle preesistenze storiche senza l’inserimento di strutture galleggianti, riducendo le opere al minimo indispensabile ed evitando la creazione di percorsi inutili.

Proposta di modifica: Si richiede di realizzare il collegamento ciclabile Ponale-Molina unicamente mediante il recupero dei percorsi storici e nel rispetto del sedime esistente. Inoltre si richiede che l’eventuale ripristino del porto di Ponale avvenga nel rispetto delle preesistenze storiche senza l’inserimento di strutture galleggianti e senza nuove opere.


Riferimenti: Comunità di Valle dell’Alto Garda e Ledro

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